Dopo le proteste il governo iraniano è ancora più forte

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Dicembre 31, 2009 · Categoria Ultimenotizie 

Mahmud Ahmadinejad

Mahmud Ahmadinejad

La repressione in Iran sta suscitando l’indignazione di tutto l’Occidente. Anche il presidente Obama, solitamente molto cauto, ha protestato duramente. Lo ha fatto malgrado sia consapevole che il regime di Ahmadinejad ne è uscito rafforzato. Coloro che gli hanno manifestato contro sono stati meno numerosi di quelli a favore. I dirigenti dell’opposizione se ne sono stati zitti. Uno dei principali, Alì Larijani, ha condannato i dimostranti. La polizia ha disperso le manifestazioni con brutalità, ma da sola: le Guardie della Rivoluzione Islamica non sono dovute intervenire. Ahmadinejad ha dichiarato che le manifestazioni erano ispirate dagli USA e dai loro complici. E’ difficile crederlo. Mi sembra che siano originate da questioni interne. Si tratta non di democrazia e tanto meno di rinuncia al nucleare. Ma di potere politico ed economico fra fazioni contrapposte. D’altronde, Obama ha già troppe “patate bollenti” per impelagarsi nel ginepraio iraniano. Continua a voler trattare. La sua “politica della mano tesa” verso Teheran non è mutata. E’ soprattutto interessato alla collaborazione iraniana per stabilizzare l’Iraq, che rischia di esplodergli fra le mani, e possibilmente anche l’Afghanistan. Forse il nucleare costituisca per lui – come era già per Bush – solo una moneta di scambio nelle trattative ed un buon motivo per minacciare l’uso della forza ed ottenere per le sanzioni l’assenso russo e cinese.

Obama vuole infine evitare che Israele lo trascini in un conflitto, in cui non vede alcuna possibilità di successo. Non penso che il nucleare iraniano non gli faccia né caldo né freddo, ma solo che non costituisca la sua principale preoccupazione. Lo sarebbe solo se volesse veramente occupare l’Iran. Ma l’insabbiamento in Iraq ha vaccinato gli USA sia dall’esportare la democrazia con le baionette, sia dal credere troppo a quello che riferiscono i rifugiati iraniani. L’aver creduto a quelli iracheni – che affermavano che gli sciiti avrebbero accolto gli USA come liberatori – è stata la ragione principale delle difficoltà in Iraq.

Nella politica estera è necessario distinguere la retorica dalla logica. Obama, però, non può continuare nella sua strategia dilatoria, intervallata da discorsi rutilanti. Deve fare qualcosa per non deludere le aspettative del pubblico. Il suo ideale sarebbe un accordo con il governo di Teheran. Ma, nella confusione esistente in Iran, Ahmadinejad non può accettare compromessi, necessari per ogni accordo. Sa che Obama sarà costretto ad una decisione intermedia fra l’appeasement ed il bombardamento, ma non potrà scegliere nessuno dei due. Le sanzioni sono a questo riguardo ideali non solo per chi le impone, ma anche per chi le subisce. Al primo, evitano i rischi del ricorso alla forza. Gli offrono poi il vantaggio di poter essere protratte a piacimento. Potrà infatti sempre sostenere che occorre aspettare perché facciano sentire i loro effetti. Per il secondo, presentano il vantaggio di rafforzarne il governo, consentendogli di appellarsi alla “sacra unione patriottica”. Nessuno ha inventato finora sanzioni che colpiscano i governi, ma non i popoli. Nel caso iraniano, Ahmadinejad, accusato dai “moderati” di essere al servizio di Mosca, potrà affermare con maggiore credibilità che i suoi oppositori sono manovrati dall’Occidente. Lo ha già dichiarato per i manifestanti, sottacendo il fatto che proprio taluni dei loro esponenti lo avevano accusato di tradimento quando sembrava disponibile a trasferire in Russia e in Francia i 1.500 kg. di uranio arricchito al 4-5%, che l’Iran ha riconosciuto di possedere.

I media occidentali definiscono “moderati” e “progressisti”gli oppositori ad Ahmadinejad ed alle sue elezioni truccate. Ma lo sono veramente? Secondo me, no. Quella che mi sembra in corso in Iran è una lotta per il potere politico ed economico fra i militari ed i mullah. Come fattore di mobilitazione, l’appello al complotto straniero e ai “sacri diritti del popolo” è un’arma sempre vincente. Sul fatto che Ahmadinejad ne sia veramente convinto mi sembra lecito esprimere forti dubbi. La “palla” è comunque ora nelle mani di Obama. Vedremo come se la caverà. di Carlo Jean Il Messaggero


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